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Siamo negli anni Cinquanta e il Trentino ancora non ha visto il famoso boom economico.

Per i ragazzi e ragazzini del decennio il “non studiare” non è sempre una scelta, è più spesso un’imposizione dettata dalle precarie condizioni economiche. Allo stesso tempo però, trovare lavoro in una situazione di disoccupazione diffusa, non è automatico.

 

Ci si arrabatta come si può: si considera la possibilità di emigrare anche solo per un breve periodo, come fanno in molti e in molte, o ci si accontenta del lavoro nei campi, nei cantieri della ricostruzione, o come garzoni e aiutanti.

La prospettiva è di migliorare il più possibile la propria condizione economica di partenza, senza badare troppo al ruolo e alle condizioni sul lavoro.

 

Molto diversa invece è la situazione di chi è supportato da una famiglia benestante, e che quindi non ha bisogno di lavorare fin da subito, ma può dedicarsi al completamento degli studi (medi, superiori e universitari).

 

«Gli anni Cinquanta sono stati quelli di una mobilità sociale straordinaria, il figlio del panettiere che diventa chirurgo, il figlio del contadino che diventa commercialista, avvocato e così via.» [Franco de Battaglia, nato a Trento nel 1943]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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