Le colonie estive nascono già alla fine dell’Ottocento per ospitare bambini affetti da malattie polmonari ed hanno principalmente una funzione sanitaria. Con l’avvento del fascismo però, le colonie marittime acquistano un’altra funzione, quella educativa, diventando uno strumento di propaganda del regime.

 

ColoniaMontecatini per art

Colonia marina di Montecatini negli anni ’30

 

Nel secondo dopoguerra, prima del boom economico, le strutture preesistenti mantengono la funzione di accoglienza per l’infanzia, diventando colonie ricreative. I bambini italiani possono quindi passare una settimana o più in villeggiatura senza l’accompagnamento dei genitori.

 

E per i bambini trentini…

 

Le colonie negli anni ’50 sono meta anche di molti bambini trentini: per le famiglie povere la colonia diventa un’opportunità economica per mandare i figli in vacanza, mentre per i figli rappresenta l’opportunità di vedere per la prima volta il mare. Sono spesso organizzate da enti religiosi o assistenziali, come la Croce rossa, e le più gettonate rimangono quelle di Cesenatico sulla Riviera Romagnola e di Calambrone sul litorale toscano.

 

colonia estiva a Calambrone

Momento di gioco alla colonia estiva di Calambrone

 

 

Nel 1953 a Cesenatico, sulla costa Adriatica, viene costruita la “Colonia 12 stelle”. La struttura nasce su iniziativa della Diocesi di Trento, grazie al finanziamento della Regione Trentino Alto-Adige. Lo scopo è accogliere bambini e adolescenti provenienti dalla provincia di Bolzano, che all’epoca faceva parte della Diocesi di Trento, e offrire loro dei soggiorni marini, soprattutto a scopo terapeutico. Oggi la colonia è gestita dalla Curia di Bolzano e Bressanone e dalla Fondazione Odar (Opera Diocesana di Assistenza Religiosa).

 

Gli anni ’60 sono il periodo di maggiore sviluppo delle colonie marine: vengono costruiti numerosi edifici sui litorali toscano e romagnolo, i quali da un punto di vista architettonico cominciano ad assomigliare ad alberghi. Inoltre, la gestione delle strutture e l’organizzazione delle vacanze estive passa nelle mani di enti comunali e religiosi.

 

Verso la fine degli anni ’70 queste strutture ricettive vengono abbandonate, poiché in seguito al miglioramento delle condizioni economiche delle famiglie italiane, che possono permettersi maggiormente spese vacanziere, le colonie non vengono più prese in considerazione come destinazione estiva per i figli.

 

I bambini trentini possono contare anche su un altro tipo di vacanza organizzata: i campeggi in montagna, come quelli organizzati dalla S.A.T. o dalle singole parrocchie, e le colonie diurne che prevedono gite giornaliere alla scoperta del patrimonio naturale e culturale della provincia.

 

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Partenza da piazza Duomo di un gruppo diretto alla colonia alpina di Moena. Trento, estate 1946

 

L’esperienza del campeggio coinvolge i giovani trentini, che aderiscono con grande entusiasmo alle iniziative dei parroci. Una delle tante testimonianze è data dal diario di don Ezio, della parrocchia di Storo, il quale comincia ad organizzare campeggi durante l’estate per coinvolgere i bambini che nei mesi di luglio e agosto non frequentano più l’oratorio.

 

pagina di don Ezio per articolo

La prima pagina del diario di don Ezio

 

L’estate, che segna l’inizio del progetto di don Ezio, è quella del 1962 e sono “tre settimane di campeggio, 20 agosto- 10 settembre. Quattro tende, tre militari da sei posti con due spioventi, recuperate in prestito in un magazzino di Brescia, e una grande da dodici posti a quattro spioventi, prestata dalla Cisl di Trento” (tratto da una testimonianza di Gianni Poletti dal libro Attorno al falò di Faserno. Cinquant’anni di amicizia sulla montagna di Storo, a cura di G.Poletti e M.Bonomini).

 

La comunità storese è talmente entusiasta dell’iniziativa, che da quell’anno in poi si organizzano sempre gite sulle campagne trentine. Per migliorare l’accoglienza e i rifugi dei giovani, si propone la costruzione di una struttura che viene realizzata grazie all’impegno e al lavoro dei cittadini. Nel ’64, infatti, viene portata a termine la Casa Alpina.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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