Il Piano Urbanistico Provinciale (PUP) segna la svolta nello sviluppo economico del Trentino. Pensato già all’inizio degli anni Sessanta, trova approvazione soltanto nel 1967, al termine di un lungo periodo di ricerche per una progettazione più efficace e conforme al territorio.

 

«Gli anni Sessanta sono decisivi sul piano economico, perché viene messa in campo una fortissima azione nei confronti dell’industria, con un’azione convergente di Provincia e Regione. Le disponibilità finanziarie sono in Regione, anche se non molte; la Provincia ha la competenza in campo urbanistico e predispone la nuova legge urbanistica, poi il PUP approvato nel 1967». [Intervista a Giorgio Postal, nato a Trento nel 1939]

 

Il Piano Urbanistico Provinciale ha molteplici obiettivi: sociali, assistenziali, territoriali, infrastrutturali ed economici. Tra questi ultimi rientra lo sviluppo industriale.

 

Veduta panoramica della zona industriale di Trento Nord – Archivio fotografico della Provincia Autonoma di Trento

 

Nei confronti del settore industriale, il Piano Urbanistico Provinciale muove verso diverse prospettive:

 

a) Lo scopo primario è creare lavoro attraverso un’operazione di industrializzazione organizzata: si localizzano le industrie per poli di sviluppo periferici, in modo che possano irradiare l’attività industriale sul territorio. Vengono individuate quattro aree privilegiate – Trento, Rovereto, Valsugana, Alto Garda-Tione – cui è affidato l’84% delle superfici industriali previste dal Piano (1500 ettari).

 

Veduta panoramica della zona industriale di Pergine V. – Archivio fotografico della Provincia Autonoma di Trento

 

b) Per garantire una crescita territoriale equilibrata, si considerano le aree geografiche come centri di irradiazione e di convergenza di specifici flussi di traffico. In particolare, la politica provinciale punta alla creazione di tre flussi di scorrimento rappresentati da due linee di collegamento trasversali: la Valle dell’Adige con l’Autostrada del Brennero, Tione e l’Alto Garda per la connessione con la Lombardia e la Valsugana come ponte verso il Veneto.

 

c) Il Piano prevede poi la localizzazione di piccoli insediamenti industriali in prossimità dei centri più importanti dei dieci comprensori, per evitare l’eccessivo pendolarismo e lo spopolamento dei paesi: nella realtà, però, gli insediamenti non si svilupperanno nel modo auspicato e si registrerà una concentrazione industriale principalmente lungo l’asta dell’Adige.

 

d) La costruzione dell’autostrada del Brennero è elemento essenziale per l’impulso all’industrializzazione. Il 20 febbraio 1959 viene costituita una società ad hoc composta da “soci territoriali”, interessati ad essere “attraversati” dall’autostrada. L’IRI (Istituto per la Ricostruzione Industriale), infatti, non ha inserito la progettazione dell’autostrada del Brennero nel piano autostradale nazionale, perché interessata ad altre vie di comunicazione. I lavori di costruzione iniziano nel 1962 per concludersi nel 1974.

 

autostrada

Autostrada del Brennero nei pressi di Lavis (TN) – Archivio fotografico della Provincia Autonoma di Trento

 

Le consistenti agevolazioni pubbliche, la disponibilità di manodopera, il basso livello salariale, il clima sindacale piuttosto sereno, la vicinanza ai mercati e l’energia a costi vantaggiosi favoriscono l’industrializzazione del Trentino.

 

Gli incentivi pubblici, infine, contribuiscono alla consistente espansione industriale sul territorio e all’aumento dei posti di lavoro, con la creazione di aziende di piccole o medie dimensioni e di pochi colossi industriali. A ben vedere, la maggior parte di queste industrie è il frutto di un processo di delocalizzazione di società extra-provinciali, attirate in Trentino dalla serie di fattori vantaggiosi appena citati.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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