Il pascolo e l’allevamento di animali durante gli anni ’50 nelle video-interviste realizzate nei Laboratori “DNA di classe”

 

 

 

Formaggi freschi – Foto di Alberto Costa

 

 

 

Negli anni ’50 le famiglie trentine allevavano animali che potessero garantire il sostentamento della famiglia: il latte delle mucche veniva usato per fare il formaggio e il burro, in casa o in malga, oppure era mandato ai pochi caseifici turnari; la lana delle pecore si usava per l’abbigliamento e i tessili casalinghi; il maiale si allevava per poi lavorare le sue carni e le galline per avere uova fresche.

Le stalle erano piccole, vicino alle abitazioni, e non esistevano forme di meccanizzazione del lavoro o della produzione.

 

 

Francesco Turra

“Nel video si racconta del legame che una volta c’era con gli animali e la terra, l’intervistato spiega come erano organizzate le stalle e la coltivazione. L’economia di una volta era di sussistenza e quindi nella stalla c’erano 2-3 vacche per il latte, le pecore per la lana, che veniva portata alla filanda del paese dove venivano tessuti coperte e maglioni, i maiali per la carne e le galline per le uova; importante era anche la parte legata all’agricoltura, dove era più pianeggiante si coltivavano il mais e i cereali e nei pendii più scomodi le patate.” Intervista di Alessio Corona – Istituto agrario di San Michele all’Adige

 

 

 

 

 

Rina Bagozzi

“Nata nel 1940, Rina Bagozzi racconta come ha vissuto la sua giovinezza in una famiglia dove si allevavano animali e si coltivava la terra come unica fonte di reddito. In modo particolare descrive l’alimentazione degli animali allevati, la pulizia della stalla, l’alpeggio in malga, la coltivazione di cereali e il loro utilizzo, sia per l’alimentazione della famiglia sia per quella degli animali, così da non buttare via niente.” Intervista di Luca Beretta – Istituto agrario di San Michele all’Adige

 

 

 

 

 

 

 

 

Gino Zambotti

“Gli allevatori giudicariesi sono diminuiti negli ultimi anni… ma in compenso quei pochi che sono rimasti hanno deciso di mantenere la loro realtà, sia nei medi che nei grandi numeri (dalle 40 alle 500 bestie). Gino Zambotti un uomo che ha sempre avuto la passione per le bestie acquisita da suo padre, col passare del tempo ha deciso di ampliare la sua stalla e passare da 12 a 70 animali. Durante l’estate li portavano al pascolo in “Lomasone” dove c’erano distese di prati da pascolo. La stalla una volta era strutturata a stabulazione fissa ovvero le bestie erano legate alla mangiatoia, mentre ora nel 2018 è riuscito a trasformare la stalla a stabulazione libera. Una volta venivano allevate solo “Brune Alpine” mentre col passare del tempo si è arrivati ad allevare come razza da latte la “Frisona” e come razza da carne la “Blu Belga”. Una volta la produzione era molto più bassa: la vacca che produceva di più produceva 15 kg, mentre oggi si può arrivare ad una produzione di 40 kg a giorno. Una volta gli animali venivano alimentati durante l’inverno a fieno secco, mentre l’estate venivano alimentati ad erba. Gli insilati non erano ancora presenti a quei tempi, ma sono arrivati a coltivarli per la prima volta nella Piana del Lomaso nel 1972.” Intervista di Alessandro Bertolini – Istituto agrario di San Michele all’Adige

 

 

 

 

 

 

 

 

Marcello Simon

La vita di una volta non era proprio come adesso, soprattutto nel settore agricolo e nell’allevamento: le stalle, ai tempi, erano tante ma più piccole; anche gli animali erano di statura inferiore rispetto ad adesso ma erano molto più agili e si adattavano molto bene nei pascoli d’alta quota. Tutti i capi delle piccole stalle venivano portati in alpeggio, così le famiglie che si occupavano degli animali d’inverno, in estate potevano concentrarsi sullo sfalcio del erba che gli serviva poi come provvista per l’inverno. Una volta tutte le pratiche lavorative del campo agricolo venivano fatte a mano e faticando molto; non ricevevano ricompense in denaro ma si facevano le provviste di latte formaggi e carne per sfamare i numerosi figli che avevano le famiglie di un tempo.” Intervista di Davide Zagonel – Istituto agrario di San Michele all’Adige

 

 

 

 

 

Natalia Nones

“La val di Fiemme è sempre stata conosciuta per la sua qualità del legname ma pochi ne conoscono la storia zootecnica, altrettando importante dato che la vita in val di Fiemme si è per molto tempo basata sulla zootecnia sussistenza. Con le vacche in stalla si produceva il latte e lo si portava alla “malga” e in cambio si aveva il formaggio e del siero, che serviva per chi aveva il maiale. La vita si è sempre basata sulla zootecnia, gli animali erano rustici producevano poco ma abbastanza per vivere. Le stalle erano piccole e buie, gli animali erano legati e venivano alimentati d’inverno con il fieno mentre d’estate erano portate all’alpeggio. Le malattie non erano molto presenti ma quando c’erano problemi somministravano alle bestie dei beveroni. Si coltivavano anche i campi per gli ortaggi e per i cereali. Si iniziava a lavorare già da piccoli e in base all’età venivano assegnati gli incarichi.” Intervista di Alessandro Necchi – Istituto agrario di San Michele all’Adige

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Carla Pizzini

Mia nonna fin da piccola ha sempre avuto la stalla. Nel video racconta degli anni intorno al 1940. Tutte le famiglie avevano bestie e ognuno si auto produceva il cibo da sè. La famiglia di mia nonna aveva mucche, cavalli, asini, galline, oche, conigli, maiali e tacchini, di tutti questi animali ne aveva 2 o 3 capi a specie, non di più, solo quanto bastava per la famiglia. I cibi di questi animali erano fieno, paglia, gli avanzi e gli scarti del grano che si produceva in casa. Tutti i lavori venivano fatti a mano, da adulti e bambini, dal lavoro nei campi al lavoro in stalla quindi tutti avevano da fare. La lettiera veniva fatta con foglie secche e muschio che veniva essiccato e tagliato fine durante l’inverno. Il letame veniva usato tutto per concimare orti, prati e soprattutto i campi di patate. I bambini inoltre andavano al pascolo sopra al paese, con le proprie vacche ma anche quelle dei vicini; partivano di solito nel primo pomeriggio e tornavano a casa la sera.” Intevista di Denny Bertoldi – Istituto agrario di San Michele all’Adige

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rosalinda Caneppele

“Rosalinda Caneppele all’età di 12 anni andava a custodire 9 mucche e 6 pecore nei pascoli del Tablat, dove si riunivano tutti i ragazzi a giocare; a mezzogiorno si andava a mangiare, alle 15 si tornava a liberare le vacche fino alle 19, quando era l’ora di ritornare. Racconta che questa esperienza, durata due anni, rendeva la vita molto allegra.” Intervista di Davide Bertoldi – Istituto agrario di San Michele all’Adige

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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