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La diffusione della Televisione nel Trentino degli anni Sessanta

 

Solo con gli anni Sessanta, soprattutto nella seconda metà, la televisione diventa effettivamente il principale strumento di divulgazione della cultura di massa ed è presente praticamente in ogni casa. Aumentano quindi le ore di programmazione e, nel novembre 1961, apre un nuovo canale, il “Secondo Programma”, dedicato soprattutto all’attualità, ma in Trentino è visibile solo dalla fine del 1962.

 

In questo secondo canale trova spazio anche lo sport: calcio e ciclismo sono i programmi più seguiti, così le partite con le telecronache e il «Processo alla tappa» di Sergio Zavoli durante il giro d’Italia diventano momenti d’intrattenimento per il pubblico maschile.

 

Rispetto agli anni Cinquanta, che sono anni di avvio ed esperimenti, diminuisce lo spettacolo e aumenta l’intrattenimento culturale, soprattutto sceneggiati (prosa, lirica, racconti e romanzi sempre tratti dai classici della letteratura o dal teatro) e il varietà, che conosce i suoi anni d’oro con personalità come Pippo Baudo, Corrado, Raimondo Vianello.

 

Oltre al varietà anche la musica gode di uno spazio piuttosto ampio, con trasmissioni come «Sanremo» e «Canzonissima» (già dalla fine degli anni Cinquanta) e con nuove trasmissioni come il «Festivalbar», creato nel 1966 sull’onda del grande successo e della vastissima diffusione dei jukebox.

 

Da metà anni Sessanta vengono inoltre introdotti film e sceneggiati italiani e d’oltreoceano e si inaugurano le prime trasmissioni di dibattito politico come «Tribuna elettorale» e poi «Tribuna politica».

 

Inoltre la pubblicità non ha ancora invaso il mondo della televisione, anche se una prima svolta avviene nel 1957 quando viene mandato in onda dalle 20:50 alle 21:00 una delle prime forme di pubblicità televisiva, il famoso «Carosello». In uno spazio di circa dieci minuti vengono trasmessi quattro brevi filmati, ognuno suddiviso in due parti: un siparietto o uno sketch (circa due minuti), seguiti da un brevissimo messaggio pubblicitario della durata massima di trenta secondi. Nessuno spot può essere replicato: le aziende sono quindi costrette a presentare ogni sera un nuovo spettacolo di qualità, sia pure serializzato, al quale abbinare il proprio marchio e i propri prodotti. Infine il produttore deve seguire una precisa serie di divieti e regole: ad esempio, il nome del prodotto pubblicizzato può essere nominato solo cinque volte.

 

In ogni famiglia italiana si adotta una regola comportamentale legata a questa trasmissione: “Dopo Carosello tutti a nanna!”. Spesso l’intimidazione di andare a dormire senza Carosello è molto più efficace di altre punizioni!

 

 

 

«Era l’anno 1963 e a mio marito venne un’idea per me un po’ stravagante. Perché al posto della radiolina non comperiamo un piccolo televisore? Dopo vari ripensamenti (a quei tempi la vita era un po’ grama) si decise di acquistare il televisore. Dovete pensare che a quell’epoca i televisori esistenti in paese erano due, uno all’osteria Vittoria e l’altro in una casa privata.

Come si è saputo di questa novità, la cucina come per incanto si riempiva di bambini e ragazzi più grandi, amici di gioco dei miei figli.

Il dopocena era riservato alle persone adulte. Al massimo i ragazzi potevano fermarsi fino al termine del carosello, scenette divertenti per pubblicizzare i prodotti allora in consumo. Con il passare del tempo iniziarono i teleromanzi, un altro fatto importante era la gara canora di Sanremo. Nel frattempo nel paese vengono acquistati altri televisori, la cucina si svuota ma non per questo si perdono i ricordi di queste serate animate.» [Racconto di Irma demattè, tratto da “Strenna” – ©Circolo Pensionati e Anziani di Vigolo Vattaro]

 

 

 

 

 

la televisione

monoscopio Rai 1961 – secondo canale

 

 

 

«La televisione… era in bianco e nero. C’era molto intrattenimento e molti sceneggiati. I film sono venuti un bel po’ più tardi, c’erano tante commedie. Be’, era piacevole la tv, i programmi che facevano. Era più intrattenimento culturale. Be’, i miei figli aspettavano Carosello e poi tutti a letto! Carosello non se lo perdevano!» [Sandra Segatta nata a Trento nel 1940]

 

 

 

 

 

«La televisione è arrivata, mamma mia! Prima si doveva andare dalla signora del piano di sopra a vedere Carosello; dopo era ora di andare a letto. Adesso quando io vedo che fanno le trasmissioni in cui riprendono queste cose qua, mi emoziono e dico: “Oddio!” Ripensandoci dico, sono passati così tanti anni, ma sono passati solo sulla carta d’identità, perché le emozioni che provavo allora le provo anche adesso a rivedere ‘ste cose. I marchi di allora, il significato che davano a quelle cose che proponevano. Adesso non c’è più niente che ti emoziona, cioè è tutto troppo veloce, sempre di più, sempre di più.» [Marta Sala nata a Mezzocorona nel 1955]

 

 

Alcuni sketch di Carosello negli anni ’60 e ’70

 

 

 

«La linea» di Osvaldo Covandoli, protagonista delle pubblicità “Lagostina” – Carosello 1969

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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