Un progetto per la ripresa del Trentino

 

Il Piano Urbanistico Provinciale, conosciuto come PUP, è l’ambizioso progetto di rilancio economico e infrastrutturale del Trentino elaborato durante l’amministrazione del presidente Bruno Kessler.

 

Approvato l’11 agosto 1967, il PUP si pone l’obiettivo di risolvere i principali problemi che affliggono il territorio, tra cui un incremento demografico inferiore rispetto alla media nazionale, un’occupazione piuttosto bassa, la scarsa industrializzazione, l’elevata emigrazione, la carenza di infrastrutture di collegamento tra centro e periferia e il correlato spopolamento delle valli a favore dei centri urbani.

 

PUP

Kessler alla presentazione del PUP – © Archivio fotografico storico della Provincia di Trento

 

Il PUP mira principalmente a stabilire un equilibrio tra città e valli attraverso l’estensione alle zone periferiche di una serie di servizi di base in precedenza fruibili soltanto nei centri urbani maggiori (scuole, assistenza sanitaria e sociale, opportunità di impiego) e la realizzazione di grandi arterie viarie come volano per l’economia.

 

Per salvaguardare il territorio montano, il Piano prevede una serie di vincoli “paesaggistici” per zone ritenute da salvaguardare. Ciò porterà negli anni successivi alla creazione dei Parchi Naturali Adamello-Brenta e Paneveggio-Pale di San Martino.

«Il Piano Urbanistico ha arginato la frana dell’emigrazione e l’esodo della montagna ed ha introdotto dei vincoli di salvaguardia del territorio e del paesaggio. Quindi è rimasta la sostanza: il valore dell’ambiente, anche qualora non sia densamente abitato, e l’implementazione di una cultura di tutela che, sommata a qualche vincolo urbanistico, hanno fatto sì che il territorio non si degradasse» [Tratto da La nascita dei Comprensori/1 – intervista a Giampaolo Andreatta, “Sentieri Urbani”, 5 (luglio 2011), pp. 18-20]

 

Idea innovativa è quella dei Comprensori, enti locali intermedi con funzione di ponte tra i singoli comuni e la Provincia. Mediante questa forma di aggregazione, solitamente corrispondente ad una valle, diviene possibile il coinvolgimento dei centri minori nell’organizzazione dei servizi fondamentali, nelle politiche edilizie, scolastiche, assistenziali e sanitarie, nonché nelle questioni relative al turismo e alla tutela del paesaggio. Il Comprensorio permette ai comuni di accedere a risorse economiche prima insperate e, allo stesso tempo, garantisce una maggiore autonomia decisionale.

 

Piano

La presentazione del PUP – © Archivio fotografico storico della Provincia di Trento

 

Per approfondire: gli antefatti del Piano Urbanistico Provinciale

Alla fine degli anni Cinquanta la società di consulenza Tekne, incaricata dalla Regione di occuparsi di un piano regolatore regionale, propone tre alternative possibili: la prima prevede una distribuzione economica e industriale concentrata nella Valle dell’Adige, la seconda ipotizza una distribuzione territoriale diffusa, mentre la terza, destinata a prevalere, si orienta verso una distribuzione graduale per poli di sviluppo.

 

Bruno Kessler, presidente della Provincia dal 1960, per favorire lo sviluppo economico locale protende verso interventi relativi all’urbanistica, ambito di competenza provinciale.

 

Prende così vita, prima sul piano teorico e successivamente su quello pratico, il Piano Urbanistico Provinciale, preceduto da un minuzioso lavoro di mappatura del territorio, propedeutico all’individuazione degli interventi da mettere in atto.

 

Giampaolo Andreatta, figura chiave nell’elaborazione del piano, ricorda:

«Il Trentino degli anni Sessanta fu una rivoluzione. Il PUP del ’67? Un’utopia tecnicamente fondata… Appena eletto […] Bruno Kessler presenta un documento elaborato con Beniamino Andreatta e redatto da me, nella sostanza un piano quadriennale di sviluppo… Contiene l’ipotesi dell’Università, del Piano Urbanistico e teorizza anche l’idea della Provincia autonoma». [Tratto da La nascita dei Comprensori/1 – intervista a Giampaolo Andreatta, “Sentieri Urbani”, 5 (luglio 2011), pp. 18-20]

 

Per approfondire: dopo il PUP... il PEP

Sulla scia del Piano Urbanistico, nel febbraio 1968 viene emanato il Programma Economico Provinciale (PEP), che si pone tre obiettivi principali: l’aumento di reddito, la lotta alla disoccupazione e lo sviluppo dei trasporti.

 

Attraverso l’emanazione di due leggi regionali (n. 21/63 e n. 11/65), la Provincia acquista quindicimila ettari di terreno da destinare a zona industriale, eroga contributi all’agricoltura (due miliardi di lire per irrigazione e consorzi anti-grandine) e attua varie iniziative a favore dell’artigianato e della formazione professionale.

 

Bruno Kessler, prima dell’approvazione definitiva di entrambi i documenti, coinvolge associazioni e stakeholders (portatori d’interesse) per ottenere suggerimenti e riscontri. Tale attività testimonia la voglia di partecipazione dei sindaci, dei tecnici di paese e degli amministratori di periferia. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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