«La cultura di una comunità si vede dal rapporto che ha con il proprio passato.»

 

La sezione culturale don Domenico Zanolli di Castellano persegue l’intento di recuperare quella storia mai scritta che riguarda in modo particolare le persone comuni vissute prima di noi e delle quali si è persa la totale memoria.

Nata nell’agosto 2002 per iniziativa di alcuni appassionati di storia locale, essa ha innanzitutto raccolto fotografie, cartoline e documenti riguardanti il paese di Castellano (Comune di Villa Lagarina).

 

www.castellano.tn.it (link: Associazioni – don Zanolli)

 

Questo recupero di storia popolare ha avuto inizio con la realizzazione dell’Albero Genealogico di tutti i cognomi di Castellano, partendo dalle prime registrazioni parrocchiali iniziate nel 1568 per giungere sino ai nostri tempi. Un totale di circa 6500 persone rientrate nella ricerca, durata 10 anni.

 

 

Le notizie più interessanti e curiose vengono pubblicate sulla rivista annuale dal titolo: “EL PAES DE CASTELAM” giunta quest’anno al 17° volume. Nel 2010 la pubblicazione ha ricevuto il PREMIO NAZIONALE “FRANCESCO DATTINI” ad Assisi.

 

 

Nel corso degli anni sono state affrontate tematiche molto varie, che spaziano in più di ottocento anni di storia per poi arrivare ai cambiamenti avvenuti nel dopoguerra: la quotidianità del vedere animali da cortile in giro per le strade, le condizioni e la qualità di vita, la realizzazione delle prime infrastrutture, la religiosità popolare, la vita scolastica, l’emigrazione, la guerra, la storia dei servizi del paese (l’osteria, la famiglia cooperativa, il caseificio…), e ancora i drammi e i ricordi della comunità e delle famiglie del paese. Il tutto è corredato da immagini, cartoline e fotografie che il gruppo raccoglie.

 

«In autunno l’uccisione del maiale era una festa, in quanto si aveva carne da mangiare ma specialmente perché con essa si facevano, in casa, gli insaccati di maiale conservabili in cantina per 6 e più mesi. Era la sola carne usata frequentemente. Mi è stato raccontato: “La carne che se magneva pu de spess l’era quela del rugant: crauti, panzeta e luganega. Pu crauti che altro” e ancora: “’Na volta, se ho magnà carne l’è sta quela del rugant”.» [El paes de Castelam, 17/2017]

 

«[All’Asilo] i bambini indossavano vestiti decorosi e puliti e, arrivati a scuola, calzavano le pantofole e si aiutavano reciprocamente ad indossare il grembiule azzurro con il colletto bianco e la tasca per il fazzoletto. Di rado si presentavano i papà, che erano molto impegnati nei lavori agricoli o nelle fabbriche di Rovereto: l’aspetto educativo era considerato per lo più compito delle mamme.» [El paes n.13/2013]

 

«Nella cronaca dell’arrivo a Castellano [della Madonna Pellegrina] ho trovato curiosa la nota riferita dal cronista in merito alla Valle di Cei definita “amena oasi di pace profanata dai molti peccati e scandali di ingrati cristiani”. Qui sicuramente si fa riferimento ai turisti che negli anni del dopoguerra giungevano numerosi al Lago per fare il bagno o per ballare assumendo comportamenti e atteggiamenti che per noi oggi sarebbero del tutto normali, ma che in quel tempo erano considerati indegni. Così quando la processione arriva a Cei si ferma in riva al lago, bianco per il ghiaccio e la neve, e tutti s’inginocchiano per rendere atto di riparazione davanti all’immagine della Pellegrina.» [El Paes n. 7/2007]

 

 

Credit material: Pro Loco Castellano – Cei

 

 

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