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Uno dei partigiani campioni della Liberazione a cui Trento ha dedicato una piazza

 

Mario Pasi

Mario Pasi_Medaglia d’oro al valor militare della Resistenza italiana e trentina

 

«Quando uno si mette per una strada come la mia, la sua vita non appartiene a lui solo.» [Mario Pasi]

 

La storia e le gesta di Mario Pasi, Medaglia d’oro al valor militare della Resistenza italiana e trentina, raccontate da Sandro Schmid, Presidente dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, sezione Trentino.

 

Sandro Schmid

Sandro Schmid e le Medaglie d’oro

«Dottor Mario Pasi, nome di battaglia “Alberto Montagna”. Lui era emiliano di origine, di Ravenna, però praticamente è un trentino d’adozione, perché da giovanissimo, appena laureato medico chirurgo, è venuto a lavorare presso l’Ospedale S. Chiara di Trento − un apprezzatissimo medico.

È stato il primo a organizzare una rete antifascista collegata al Partito Comunista, prima ancora dell’8 settembre 1943; ha organizzato una prima rete clandestina all’interno anche di alcune fabbriche di Trento, per esempio come la Caproni, come la Sloi.
Ai primi di settembre (3-4 settembre 1943), ci furono grandi bombardamenti sulla città di Trento: Mario Pasi ha lavorato assieme agli altri medici e infermieri del S. Chiara per curare tutti i feriti civili dei bombardamenti. Non era neanche finito quel lavoro lì, che l’8 settembre ci fu l’invasione dell’esercito tedesco in Italia e quindi da Bolzano e TrentoTrento ha anche il primato di avere avuto i primi caduti militari italiani per resistere all’invasione tedesca nelle caserme italiane: ne sono morti circa una cinquantina e ci sono state delle Medaglie d’oro e delle Medaglie d’argento.

 

Moltissimi feriti arrivavano all’Ospedale S. Chiara e allora Mario Pasi con la sua rete antifascista è riuscito a farli scappare dal controllo dei tedeschi, che tenevano prigionieri anche i feriti, trovando vestiti, cercando di far certificati medici un po’ fasulli: così è riuscito a farne scappare moltissimi. Ma era braccato e quindi decise di partire, perché ormai a Trento avrebbero catturato anche lui, e andò ad operare con il grande gruppo partigiano della divisione Gramsci nella zona di Belluno. Lì diventò Capo di Stato maggiore di tutto il gruppo di Resistenza, e venne catturato mentre esercitava come medico. Era stato chiamato da una donna che stava male, era partoriente: va, senza badare a se stesso, e viene riconosciuto, cade in un tranello e, catturato, viene imprigionato per quasi un mese e mezzo. Per oltre quaranta giorni viene torturato in maniera tremenda.

 

È conservato ancora il biglietto che riuscì a mandare ai compagni, dove dice: “non resisto più. Mandatemi il veleno”, cosa che non hanno potuto mandare. Dopodiché, ormai straziato, venne preso dai tedeschi come reazione ad un attentato che era stato fatto dai partigiani nel Bosco delle Castagne: assieme ad altri nove partigiani che erano prigionieri a Belluno, viene portato al Bosco delle Castagne, dove ci fu quell’attentato, e lì tutti e dieci furono impiccati ognuno ad un albero. Uno alla volta. Pasi fu uno degli ultimi: fino alla fine gli hanno chiesto di parlare, ma lui non parlò, e fu impiccato, mentre altri quattro in contemporanea furono impiccati per le vie di Belluno.»

 

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Partigiani impiccati con Mario Pasi al Bosco dei Castagni, 10 marzo 1943

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Medaglia d’oro, dott. Mario Pasi, nome di battaglia “Montagna”, nato a Ravenna il 21 luglio 1913, morto a Belluno al Bosco dei Castagni il 10 marzo 1943

 

 

 

 

L’Epitaffio di Mario Pasi:

 

L’epitaffio di Mario Pasi:

«Fin dall’8 settembre 1943 impugnava valorosamente le armi contro l’invasore. Ricercato dalla polizia tedesca, quale organizzatore della lotta di liberazione, si arruolava nelle formazioni partigiane della montagna di cui divenne animatore fecondo e combattente audace. Commissario di brigata e poi di zona Partigiana, valoroso tra i valorosi, sosteneva durissimi combattimenti infliggendo gravi perdite al nemico. Apostolo di bene e di carità, prodigava la sua opera di medico a lenire le sofferenze dei feriti senza mai risparmiarsi nei pericoli e nei sacrifici. Catturato per delazione, affrontava e sosteneva con sereno stoicismo le sevizie che solo la più efferata crudeltà poteva immaginare. Bastonato a sangue con le membra fracassate, trovava ancora la forza di por fine al martirio, tagliandosi le vene, ma il bieco nemico impediva che la morte lo strappasse alla sua sadica barbarie e poi lo finiva a colpi di bastone. Il suo cadavere impiccato per estremo oltraggio restò esposto per due giorni, circondato dall’aureola del martirio, fu faro luminoso che additò ai superstiti la via da seguire per raggiungere la vittoria.» [Bosco dei Castagni (Belluno) 10 marzo 1945]

 

 

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Puntata del programma webvideo “A spasso per la storia” dedicata alla figura di Mario Pasi:

 

Cretit materiale: A.N.P.I (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) TrentinoLucia Ferrai – Web Tv Telecuore Trentino

 

 

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