La televisione nel Trentino degli anni ’50

 

Il 3 gennaio 1954 inizia il regolare servizio televisivo della RAI (Radio Audizioni Italia), gestita dallo Stato: un unico canale “il Nazionale”, in bianco e nero, in onda solo in poche fasce orarie senza intervalli pubblicitari. In breve il fenomeno si estende in tutta la penisola, raggiungendo il Trentino, anche se il canale non è visibile da subito in ogni vallata, per la mancanza di adeguati ripetitori.

 

Fulvia Colombo, prima annunciatrice Rai, pronuncia il messaggio di inaugurazione delle trasmissioni televisive sul Canale Nazionale

 

 

La televisione è inizialmente un bene di lusso che pochi possono permettersi per l’elevato costo dell’apparecchio. Ma ha un impatto molto forte: rivoluziona intrattenimento e comunicazione e si crea un nuovo strumento di socializzazione, sia per i bambini, che per gli adulti. Per vederla ci si riunisce nelle case dei fortunati che la possiedono o nei bar e nelle osterie, e nelle serate in cui vanno in onda i programmi più cult, per entrare in alcuni locali è necessario pagare un biglietto per poter assistere alle trasmissioni.

 

Il palinsesto è ancora povero, limitato a poche ore e suddiviso in generi definiti in base a precise classi d’età; ha soprattutto una funzione educativa, informativa e divulgativa per promuovere la cultura della popolazione e soprattutto per uniformare la lingua (che nelle diverse regioni segue ancora parlate molto diverse);

Una caratteristica importante del primo decennio di vita della televisione è la coincidenza tra la produzione e la messa in onda del programma: i programmi e gli sceneggiati sono “in diretta”. Questo ha un impatto importante, poiché consente di essere spettatori di avvenimenti che avvengono altrove.

 

I programmi pomeridiani sono dedicati a bambini e ragazzi: “Per i più piccini”, (4-12 anni) e la “Tv dei ragazzi” (fino ai 14 anni). Sono importati dalla tv americana molti cartoni animati, come i primi della Disney, o sceneggiati come «Le avventure di Rin Tin Tin», «Jungle Jim», «Torna a casa, Lassie».

Ogni sera il palinsesto presenta un programma d’intrattenimento diverso, atteso da tutti con ansia: gli sceneggiati, precursori delle attuali fiction, tratti soprattutto dai classici della letteratura o dal teatro («Orgoglio e Pregiudizio», «Piccolo mondo antico»), quiz e gli spettacoli musicali, questi ultimi dedicati ai bambini con lo «Zecchino D’oro» di Mago Zurlì (dal 1957), e agli adulti con il «Festival di Sanremo» (dal 1958).

Ultimo della lista, ma non per importanza, il programma cult di fine anni Cinquanta ricordato da tutti, è «Lascia o Raddoppia?», il quiz presentato da Mike Buongiorno dal novembre 1955 fino al 1959. Il giovedì sera il Paese sembra bloccarsi per seguire le domande del presentatore e allo stesso tempo sognare il benessere, rappresentato dal cospicuo montepremi o dal premio di consolazione, una splendida Fiat 600.

 

 

 

 

 

 

 

«La televisione è arrivata verso la fine degli anni Cinquanta. I primi a comprarla sono stati quelli dell’osteria ed era sempre tutto pieno. Poi l’hanno portata nella cucina, dato che nel bar la gente non beveva perché era immersa a guardare la televisione! L’osteria era per bere! (…) Vicino a casa mia un signore aveva preso una televisione di seconda mano. Le mie figlie andavano lì assieme agli altri bambini e questa buona signora teneva in casa tutti questi bambini a guardare la televisione in cucina, seduti o in piedi.» [Natale Remondini, nato a Sporminore nel 1921]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

la televisione

“Lascia o raddoppia”, puntata del 28 marzo 1956, Mike Bongiorno con il concorrente Gianluigi Marianini e la valletta Maria Giovannini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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